Body in frassino o in… plexiglass?

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Ciao amici musicisti e bentornati in laboratorio. Oggi voglio toccare un tasto dolentissimo, uno di quegli argomenti che, se lanciati su un forum di chitarristi, scatenano guerre di religione peggiori di quelle tra valvole e digitale. Parliamo del tonewood. Esiste davvero sull’elettrica? Il legno del corpo influisce sul suono amplificato, o stiamo parlando solo di pura suggestione collettiva? Da liutaio, vi dico la mia: è una delle domande più complesse e affascinanti del nostro mondo, una via di mezzo tra fisica pura e magia musicale.

I difensori della tradizione vi diranno che un body in mogano regala medie calde e profonde, mentre il frassino o l’ontano garantiscono quella brillantezza e quel ‘twang’ tipico di certi suoni storici. Questa teoria affonda le radici nella liuteria acustica, dove il legno è la cassa di risonanza e suona letteralmente. Sull’elettrica, però, il processo è diverso: abbiamo dei pickup magnetici che leggono la vibrazione di una corda metallica.

Ed è qui che entrano in gioco gli scettici. La fisica magnetica dice che il pickup traduce solo il movimento della corda all’interno del suo campo. Se la corda vibra nello stesso modo su un pezzo di mogano pregiato o su un tavolo da cucina in laminato, il pickup dovrebbe inviare all’amplificatore lo stesso segnale. Sul web ci sono esperimenti estremi che mostrano chitarre fatte di cartone pressato, cemento, o addirittura corpi trasparenti in plexiglass e alluminio che, incredibilmente, suonano come… chitarre elettriche. Per molti, il tono è dato per il novanta per cento da pickup, elettronica, amplificatore e, soprattutto, dalle dita del chitarrista.

Quindi, noi liutai che passiamo ore a selezionare tavole di acero fiammato siamo solo dei romantici sognatori? Non proprio. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. È vero che il legno non produce il suono che esce dal cono dell’ampli, ma influisce enormemente su come la corda vibra. Ogni materiale ha la sua densità cellulare e la sua rigidità, parametri che determinano come assorbe o riflette determinate frequenze.

Entriamo un po’ nel tecnico senza annoiarvi. Il body di una chitarra elettrica agisce come un filtro meccanico passivo. Quando pizzichiamo una corda, questa trasferisce energia al body attraverso il ponte e il capotasto. Il body inizia a risuonare, ma nel farlo “ruba” energia alla corda. Il mogano, ad esempio, essendo un legno con una struttura porosa ma densa, tende ad avere un alto coefficiente di smorzamento sulle frequenze alte. Assorbe le armoniche più acute, lasciando predominare le medie e le basse, il che percepiamo come un suono “caldo”. Al contrario, legni molto rigidi e compatti come l’acero duro hanno un basso smorzamento: riflettono più energia alle corde, mantenendo un attacco brillante e un sustain prolungato.

Il plexiglass e l’alluminio, materiali acusticamente inerti rispetto al legno, si comportano in modo ancora diverso: hanno pochissima risonanza interna e smorzamento quasi nullo, il che può portare a un suono estremamente sterile, quasi “da laboratorio”, molto fedele all’elettronica ma privo di quella compressione organica che il legno offre naturalmente.

Il tonewood sull’elettrica non è quindi un generatore di suono, ma uno strumento di calibrazione meccanica che modella l’attacco, la dinamica e la durata della nota prima ancora che i pickup la leggano. E non dimentichiamo il fattore ‘feel’: suonare uno strumento che vibra bene contro il petto e che ha un odore e un aspetto fantastico ci fa suonare meglio. Che scegliate il mogano tradizionale o un body futuristico in materiale sintetico, l’importante è che quel suono vi emozioni. La magia della musica è fatta anche di queste sfumature invisibili.

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