Tasti “storti” e manici obliqui: genio della fisica o semplice moda ?

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Chiunque bazzichi nei negozi di strumenti musicali, sui forum di settore o nei feed di Instagram si sarà imbattuto almeno una volta in una chitarra o in un basso elettrico che a un primo sguardo sembra uscito da un dipinto di Salvador Dalì. Parliamo di quegli strumenti che montano il True Temperament, ovvero tasti letteralmente a zig-zag, oppure delle ormai famosissime tastiere multi-scala, dette anche fanned frets, dove i tasti non sono paralleli tra loro ma disposti a ventaglio.

La reazione immediata di molti musicisti oscilla tra il fascino per il design avveniristico e una buona dose di scetticismo, accompagnata dalla classica domanda se si tratti di un’innovazione rivoluzionaria per l’intonazione o della solita trovata di marketing per vendere uno strumento stravagante.

Per capire se questi tasti storti abbiano davvero senso, bisogna fare un piccolo passo indietro nella fisica della chitarra e nell’acustica applicata alla liuteria moderna. La tastiera tradizionale che tutti conosciamo si basa su un compromesso matematico chiamato temperamento equabile. Quando un liutaio posiziona i tasti dritti su un manico, sta applicando una divisione teorica dell’ottava in dodici semitoni uguali. Nella realtà pratica delle corde in metallo, però, subentrano fattori come lo spessore della corda, l’elasticità del materiale, la rigidità vicino al capotasto e il ponte, oltre alla pressione che il dito esercita quando schiaccia la corda contro la tastiera. Tutti questi elementi modificano la tensione e fanno sì che un accordo perfetto al primo tasto possa risultare leggermente stonato o calante verso il dodicesimo tasto, specialmente nei passaggi più complessi.

È proprio per risolvere questo limite strutturale dell’intonazione che nasce il sistema True Temperament. Invece di posizionare un tasto diritto per tutte e sei le corde, questa tecnologia modella la forma di ogni singolo tasto lungo la tastiera in base alla frequenza esatta di ciascuna nota. Il risultato visivo è una sequenza di tasti ricurvi e frastagliati che spaventa quasi tutti al primo impatto, ma la verità pratica è che una volta messe le mani sul manico, la diteggiatura della mano sinistra non cambia assolutamente. La sensazione tattile durante la suonabilità resta sorprendentemente naturale, con il vantaggio enorme di ottenere accordi perfetti e un’armonia pulita lungo tutta l’estensione dello strumento, un dettaglio che chi lavora in studio di registrazione nota immediatamente.

Dall’altro lato troviamo le tastiere fanned frets, ossia i tasti disposti a ventaglio legati alla costruzione multi-scala. Qui il concetto non nasce per correggere la micro-intonazione delle singole note, ma per ottimizzare la tensione delle corde e la resa timbrica complessiva. In un basso elettrico a cinque o sei corde, oppure in una chitarra a sette od otto corde con accordature basse e drop, la corda più grave necessita di una lunghezza di scala maggiore per suonare definita e non risultare flaccida o priva di attacco. Allo stesso tempo, le corde più acute traggono beneficio da una scala più corta per mantenere una tensione morbida, ideale per i piegamenti di nota e il sustain. Inclinando il capotasto e le sellette del ponte, si creano lunghezze di diapason differenti per ogni corda, distribuendo i tasti con un’angolazione graduale lungo il manico.

Oltre all’innegabile vantaggio acustico e alla risposta dinamica dei pickup, il multi-scala offre un beneficio ergonomico notevole. L’angolazione dei tasti asseconda la naturale rotazione del polso e l’apertura della mano mentre ci si sposta dalla paletta verso il corpo dello strumento, riducendo l’affaticamento muscolare durante le sessioni più lunghe.

In definitiva, sia il True Temperament che i fanned frets non sono affatto semplici mode passeggere o stravaganze estetiche, ma vere e proprie soluzioni ingegneristiche ai limiti fisici dello strumento in legno. Che si scelga la precisione chirurgica dell’intonazione o il bilanciamento dinamico della tensione, la liuteria moderna dimostra che a volte, per far suonare bene una chitarra, bisogna saper uscire dai binari delle linee dritte.

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